Rivivere la storia per capire il presente
In occasione dei festeggiamenti patronali, quest’anno è tornata a vivere la rievocazione storica di Mosorrofa. Partecipare non è stato soltanto rivivere un’epoca: è stato riscoprire una parte viva e autentica della nostra identità. Tra uniformi d’altri tempi, melodie, suoni, artigiani e sapori che profumano di tradizione, Mosorrofa è tornata a splendere per qualche giorno, ricordandoci la grandezza di un paese antico, ricco di cultura, arte e ingegno popolare.
La rievocazione ci ha riportato quest’anno al periodo borbonico, nel cuore dell’Ottocento, quando Napoli era tra le capitali più vivaci d’Europa, e le città del sud erano animate da una fiera dignità e da una raffinata eleganza. La gloriosa città di Sant’Agata non esisteva più, al suo posto era nato il comune di Sant’Agata in Cataforio che cercava di mantenere viva l’antica storia della valle.
La comunità ha avuto la possibilità di rivivere la festa di san Demetrio durante il Regno delle Due Sicilie e la leggenda della cera, tanto conosciuta e tramandata dai nostri antenati: “Si racconta che, avvicinandosi la festa patronale, mancasse la cera per illuminare a festa l’altare del santo. Non si sa bene per quale motivo, ma pare che nessuno volesse recarsi a Reggio per acquistarla. Si decise allora di affidarsi al destino: “Il primo che uscirà dalla porta della chiesa, dovrà andare in città a prendere la cera per il santo.” Ad uscire fu un povero vecchio, malconcio e claudicante. Da uomo devoto, accettò la sorte senza esitazione, prese la sua bertula e si mise in cammino. Giunto al calvario, gli si fece incontro un uomo a cavallo, che con gentilezza si offrì di accompagnarlo fino a Reggio. Quando arrivarono nei pressi della chiesa di San Giorgio, il giovane fece scendere l’anziano e scomparve all’improvviso. L’uomo acquistò la cera e prese la via del ritorno, ma poco dopo, gli venne nuovamente incontro lo stesso giovane, che con la stessa cortesia si offrì di ri-accompagnarlo. Giunti di nuovo al calvario del paese, il misterioso cavaliere si scusò abbondantemente dicendo che non poteva andare oltre e poi svanì nel nulla.
Il vecchio proseguì da solo fino alla piazza antistante la chiesa, lì ritrovò la gente che aveva lasciato poco prima: tanto breve era sembrato il suo viaggio, che nessuno riusciva a credere fosse davvero stato in città. Lo stupore fu grande, e nessuno sapeva spiegare l’accaduto. Fu allora che il sacerdote dell’epoca rivelò l’arcano: quel giovane cavaliere altro non era che San Demetrio, disceso dal cielo per aiutare il suo devoto popolo di Mosorrofa. Il patrono aveva dato a tutti una bella lezione.”
Questa storia fa parte del nostro vasto patrimonio immateriale e rievocandola tentiamo di mantenere vivo il ricordo dei nostri padri che la tramandavano e l’orgoglio di una comunità antica che in storie come questa ha costruito la propria identità. Rievocare è un invito a guardare al passato con orgoglio, per ritrovare nel presente la forza delle nostre radici, non come semplici spettatori, ma come custodi di una storia che merita di essere raccontata ancora.