La vita di una bellezza divina

Quando guardo ciò che mi circonda e ammiro

la bellezza nella sua varietà, impegnando an-

che i miei pensieri e il mio cuore, l’animo è

spinto a volgersi verso Colui che offre tanta

bellezza ed è l’artefice di tanto splendore. Non

è possibile rimanere solo sulle cose, perché

sono di un momento e poi svaniscono. Esse ci

rimandano a Dio da cui tutto proviene. Avere

occhi che vedono oltre ciò che appare e avere

orecchie che ascoltano altro di ciò che si sente,

vuol dire avere quella sensibilità di animo che

percepisce le profondità della vita e permette

al cuore di entrare in sintonia con la vita. Uno

che vive così, è veramente una creatura nuova,

che vive della novità portata da Gesù, realizza-

ta con la sua Pasqua e offerta a tutti nel dono

dello Spirito Santo, per divenirne partecipi me-

diante la sua azione che agisce in tutti, per

mezzo di tutti e dappertutto. Uomini nuovi 

donne nuove, come coloro che la Madre Chie-

sa, riconoscendoli tali, ha proclamato Santi,

cioè creature che hanno vissuto la novità di

Cristo, contribuendo ad elevare la vita umana

fatta di poco inferiore agli Angeli, e in Cristo

portata ad essere loro superiore. Tra le figure

che emergono come creature nuove secondo

Dio, mi piace sottolineare San Francesco di

Assisi di cui ricorre quest’anno l’ottavo cente-

nario dalla morte. Dall’incontro con Cristo la

sua vita ebbe una svolta completa. Non smise

di desiderare la ricchezza, ma il suo desiderio

veniva appagato da un tesoro più prezioso che

aveva trovato e che garantiva alla sua anima

beni veri ed inesauribili, senza rinunciare alle

sue amicizie. L’amicizia intima e profonda con

Gesù lo rese amico e fratello di tutti, non smise

di amare la bellezza, ma la bellezza di Dio lo

rese capace di scorgere bellezza in tutto e in

tutti. Educato con principi nobili crebbe nell’a-

giatezza, ma dopo l’incontro con Gesù, si de-

dicò a vivere di provvidenza e in povertà, ap-

prezzando e accogliendo tutto come dono da

condividere. La sua tenerezza era rivolta a tutti

e soprattutto alle creature più piccole e a quelle

che apparivano insignificanti, e riconoscendo

che il suo Signore si è fatto povero e servo,

volle “sposare” e unirsi con Madonna povertà.

Continuamente attratto dall’amore di Gesù, ne

sperimentava nel cuore tanta dolcezza fino a

leccarsi le labbra ogni volta che pronunciava il

suo nome, e dall’altra parte a piangere di ama-

rezza perché l’Amore non era amato. Di que-

sto amore ne fu talmente ricolmo che il Signo-

re ha voluto segnarne anche la sua carne col

dono delle stigmate, per renderlo immagine

visibile del suo stesso amore. Francesco d’As-

sisi rimane veramente il fratello universale

perché sempre attuale e vicino a tutti, andando

oltre alle diversità di religione, di cultura e di

ogni diversità. È il messaggio stesso del Van-

gelo ed è la vita di Gesù nostro Signore morto

e risorto, col dono dello Spirito ricevuto attra-

verso la fede nel Figlio di Dio e nell’adesione

piena al Padre rivelato da Gesù e alla sua vo-

lontà, che lo Spirito ci fa conoscere per con-

durci alla verità tutta intera. La nostra vita, co-

me ogni vita, è voluta dall’amore del Padre, la

riceviamo dall’amore del Figlio che l’ha anche

redenta, sostenuta e condotta a perfezione

dall’amore dello Spirito Santo. Questa è la vita

cristiana che è pienezza di vita, capace di esse-

re in sintonia e a servizio della vita e di ogni

vita, una bellezza divina.