Quanto più vicino, tanto più vicini

Ogni anno, con l’inizio dell’Avvento, la liturgia ci prepara alla celebrazione del Natale del Signore con le parole “il Signore è vicino”, sollecitando i fedeli a dire “Vieni Signore Gesù”.  Questa ripetizione che sembra monotona e stancante, non fa altro che educare la nostra vita cristiana e nutrire quella spirituale, per una vicinanza sempre più profonda e più piena col Signore. Nell’educare la nostra vita cristiana, la liturgia, attraverso la Parola di Dio, ci rende sempre più consapevoli di ciò che Dio vuole e attraverso la preghiera e i sacramenti non fa altro che rafforzare la nostra fede e alimentare la speranza, così che l’amore diviene sempre più e veramente comunione intima. Abbiamo ascoltato, e anche questo ci viene presentato annualmente, l’invito del Battista che diceva: “convertitevi, il regno dei cieli è vicino”. Ecco, possiamo comprendere che ogni vicinanza richiede attenzione, apertura e disponibilità a cambiare attraverso l’accoglienza del vicino, la cui presenza provoca e spinge ad uscire per non rimanere ripiegati su noi stessi, che ci vorrebbe centro di tutto e punto verso cui tutto deve convergere. Perciò lo stare vicini costa fatica, ed anche se la vicinanza spesso è suscitata dalla simpatia, col passare del tempo quella vicinanza, se non diventa sempre più avvicinamento dell’anima dell’uno all’anima dell’altro, ristagna, rimanendo vicinanza di comodo e superficiale. È così che spesso finiscono le amicizie quando non sono coltivate per crescere nella verità. Anche nella famiglia stessa, se lo stare insieme non diviene un avvicinarsi di anime con l’accoglienza sempre più dell’altro, col sopraggiungere di interessi personali, questi interferiscono sulla vicinanza che così viene percepita come danno per la propria salute e il proprio benessere. Quando uno si dispone a lasciarsi abitare dall’altro, non ha nulla da temere perché nulla ha da perdere, dal momento che la vita è un dono che si vive donando, e riconoscendo che la vicinanza dell’altro è fonte di ricchezza, tutto ha da guadagnare. A questo ci educa la vita spirituale con l’esperienza di Dio. Dio che è il vicino, in noi più intimo di noi stessi, attraverso il nostro cammino di fede, ci conduce gradualmente (perché non sarebbe possibile vedere Dio e rimanere in vita) per entrare nella sua intimità. Allora possiamo comprendere come la preghiera arida che sa di vuoto e le situazioni che ci troviamo a vivere tra mille contraddizioni, con fatica e sofferenza, e con quella paura di fallimento che sa di morte, sono veramente il profondo del nostro essere, estrema povertà, che si apre e si offre per lasciarsi abitare da Dio. Qui avviene l’incontro vero e la vicinanza profonda tra la sua grandezza e la nostra povertà, tra l’uomo peccatore e il Dio misericordioso. È il trionfo dell’amore che attende sempre con pazienza e sempre disposto al sacrificio, è sceso negli abissi più bui e più profondi per portare la sua luce che tutto rischiara, la vita è ricolmata di misericordia, viene rivestita di salvezza e adornata di grazia, proprio come una sposa adorna per il suo sposo. Il Signore che è sempre vicino, continuamente ci invita ad avvicinarci sempre più, così che sempre più venga rischiarata ogni tenebra del nostro cuore, tolto ogni turbamento dei nostri pensieri e ogni angoscia della nostra anima, e la nostra vita totalmente immersa nella pace, goda della pienezza della comunione e della pace.

Tanti auguri di un Santo natale e di un anno nuovo.