Mosorrofa: una chiesa in cammino

Il 13 febbraio c.a. si è tenuto nel salone della Parrocchia di San Cristofaro un incontro zonale per la verifica del cammino delle diverse comunità parrocchiali della zona con la presenza dell’Arcivescovo Mons. Fortunato Morrone. Per la nostra parrocchia sono stati presenti il parroco sac. Domenico Labella e Pasquale Andidero Presidente di Azione Cattolica e membro del Consiglio zonale. Di seguito l’intervento di Pasquale Andidero a nome della Parrocchia San Demetrio.

 

Eccellenza Mons. Fortunato La Parrocchia San Demetrio ha accolto con molto interesse le sue sollecitazioni e provato ad imboccare la rotta da Lei indicata alla chiesa reggina nella Lettera di indirizzo per il 2025–2026 Passiamo all’altra riva. “Attraversare le acque del presente con fiducia, metodo e corresponsabilità”. Facendo tesoro del cammino sinodale e dell’invito rivoltoci da Papa Francesco di essere una Chiesa in uscita, ci siamo messi in cammino.

Siamo partiti dall’esaminare il Suo invito ad essere “più attenti alle relazioni tra di noi, più disposti a collaborare a livello zonale uscendo dai circuiti autoreferenziali delle nostre parrocchie e delle nostre associazioni, per essere più presenti nelle dinamiche e nelle convocazioni diocesane”. Riteniamo che sia fondamentale, anche in vista delle future probabili Unità Pastorali al posto delle attuali suddivisioni in parrocchie, far crescere sempre di più la comunione zonale. A tal proposito, senza sminuire il valore e la ricchezza insostituibile del contributo che i laici sono chiamati a dare, riteniamo che il primo movens fondamentale deve essere il rispetto reciproco e la comunione tra i parroci. Altri punti cardine ai quali è indispensabile porre attenzione sono: La situazione giovanile; la responsabilità degli adulti; i ragazzi. Per tutti questi ambiti va messa in rilievo e rimodulata l’Iniziazione Cristiana.

Nelle nostre parrocchie ci sono sempre meno giovani, vuoi per l’emigrazione spaziale verso località lontane ma anche, per quelli che restano in loco, per l’allontanamento dai cammini di fede che non riescono più ad attrarli. Per gli adulti è necessario cominciare a operare una vera presa di coscienza tra l’essere adulti in età e l’essere adulti nella fede.  Gli adulti, per tornare all’invito a passare all’altra riva, sono sempre i meno propensi ad andare verso l’ignoto, a lasciare la comfort zone per avventurarsi verso l’incerto. La missionarietà soffre di questo che certamente non è un indice di Fede.  È necessaria una Chiesa in uscita non solo ad extra ma soprattutto ad Intra. I ragazzi ce li abbiamo in parrocchia per la fruizione dei sacramenti, poi si dileguano.

In questi ambiti Segni di vitalità nella nostra parrocchia se ne riscontrano e le menzioneremo successivamente ma prevale ancora la Pastorale della Conservazione.

Nella Sua esortazione risuona forte la domanda: “Cosa accade nelle nostre comunità parrocchiali? Siamo forse noi, battezzati e impegnati nei vari settori ecclesiali, noi preti, io Vescovo, quelli che si sentono accanto a Gesù ma sostanzialmente increduli?”

Non è facile dare una risposta anche se strettamente necessario farlo. Bisogna certamente ripartire dalla Sacre Scritture, ma quanto è ancora veramente conosciuto e letto nelle nostre comunità il vangelo? Noi ci siamo accorti che anche frequentatori abituali della parrocchia a volte stentano in questa conoscenza e ci poniamo la domanda cosa fare e come fare. Sicuramente va cambiato l’approccio educativo e di testimonianza sino ad ora in atto.  A tal proposito ci siamo soffermati sulla necessità di una più incisiva e rinnovata presenza laicale. “Vi riconosceranno da come vi amerete” È necessario crescere nella responsabilità e nella testimonianza anche in ambito sociopolitico, bisogna tornare ad essere la fontana del villaggio.

Per quanto riguarda gli organi di partecipazione Ecclesiali, in Primis Consiglio Pastorale, vanno riformati, devono tornare ad essere scuole di vita, sale della terra, luce sul moggio. Oggi sembrano, a mio parere, più organi consultivi, di programmazione. Necessitano di un cammino continuo, i vari organismi pastorali a volte sembrano staccati l’uno dall’altro anche se spesso nei vari contenitori si ritrovano sempre le stesse persone. Un ruolo importante a nostro parere in questa situazione possono e devono averlo le associazioni e i movimenti pur se anche loro risentono a volte di sedentarietà, di scarsa novità, di poco slancio missionario. “Prima di essere credenti bisogna essere umani”, ci indica lei riportando le parole di papa Leone XIV. È vero gli umani possono anche non essere credenti ma il credente non può non essere anche umano.

Quello che noi stiamo cercando di attuare lo vorremmo esplicitare con alcuni esempi:

Impegno sociopolitico. È nato in parrocchia, su impulso dell’Azione Cattolica che si è fatta promotrice un Comitato di quartiere che si occupa di tutte le problematiche civili e sociali dei due ambiti territoriali della nostra parrocchia, Mosorrofa e Sala di Mosorrofa. È stato un proficuo esercizio di sinodalità mettere assieme tutte le associazioni, movimenti, gruppi culturali o artistici delle zone interessate per fare cammino comune. È un esperimento che sta continuando e che potrebbe portare anche ad un impegno diretto nelle prossime consultazioni comunali per dare una rappresentanza unitaria alla comunità. Il Comitato resterà sempre terzo ma stiamo cercando di individuare all’interno delle persone che potrebbero spendersi e scendere in campo.

Caritas. Aldilà dell’ufficio o delle persone indicate la nostra parrocchia si è sempre distinta nell’attenzione ai bisognosi sia in parrocchia che fuori. C’è il sostegno alimentare alle famiglie bisognose. Più volte siamo andati incontro a grosse esigenze economiche per salute o altro con raccolte fondi alle quali ha partecipato tutta la comunità, non solo quella credente. Siamo stati vicini anche a tanti bisogni “spirituali”, non so come chiamarli, di affetto, di solitudine o inquietudine di giovani e adulti in difficoltà.

Religiosità Popolare. Da tanti anni ormai non esiste più un comitato festa ma tutte le occasioni di organizzazioni esterne, in primis festa patronale, sono gestite e governate dal Consiglio Pastorale col quale collabora strettamente il Consiglio parrocchiale di Azione Cattolica.

Per quanto riguarda “progetti di accoglienza che trasformano la paura dell’altro in opportunità d’incontro” da sempre Mosorrofa è stata accogliente verso chiunque, straniero, è arrivato in paese. In concreto da più di tre anni ci occupiamo specificatamente di immigrazione e l’abbiamo legata alla nostra emigrazione. In occasione della festa di San Giuseppe organizziamo un incontro con tutti gli immigrati, con i quali ceniamo insieme, cantiamo, ci raccontiamo e facciamo crescere l’integrazione. In estate di solito facevamo la festa degli emigranti per accogliere i nostri emigranti che tornavano al paese. Da qualche anno la festa è festa dell’emigrazione (Immigrati ed emigrati). Durante l’anno creiamo anche tante altre occasioni d’incontro. Questo ha fatto sì che ormai gli immigrati non sono più visti come altri ma come persone parte della comunità, e soprattutto loro non si sentono più estranei ma integrati.

La pace. Oltre ad una, ad intra, catechesi specifica per costruttori di pace, per cercare di mettere in evidenza che tutto deve partire dalla pace del cuore, dalla pace col mio prossimo, il più vicino e non solo guardando ai grandi scenari di guerra, da quasi trent’anni il 1° gennaio facciamo la Marcia per la Pace da Sala di Mosorrofa a Mosorrofa alla quale partecipano anche tanti cosiddetti “lontani” se così vogliamo chiamare chi non frequenta la chiesa.

Vorrei tornare prima di chiudere, perché riteniamo sia lo snodo fondamentale per un rinnovamento della pastorale, sull’Iniziazione Cristiana. Non abbiamo una ricetta, magari, ma siamo certi che qualcosa deve cambiare, la società non è più quella del catechismo di San Pio X. Dobbiamo trovare nuovi percorsi, nuove strade facendoci aiutare soprattutto dalle associazioni e movimenti. Il metodo laboratoriale che Lei ci ha indicato potrebbe essere importante e siamo disponibili ad esserne parte attiva, con la speranza che non diventi, come qualche volta in passato è stato, solo un esperimento temporale. Disponibili a metterci in cammino insieme e “passo, dopo passo” con la cadenza degli ultimi andiamo avanti verso una meta comunitaria, verso una nuova riva, altra, da raggiungere.