Lettera agli elettori di Mosorrofa e Sala
Carissimi lettori di Eco, sento il bisogno di condividere con voi alcune mie riflessioni sul voto espresso dagli elettori di Mosorrofa e Sala di Mosorrofa, voto che democraticamente e liberamente dichiara le aspettative della gente. La mia candidatura al Consiglio comunale, insieme a Giada Nicolò, nasce da un percorso di attenzione alle problematiche dei nostri paesi che, insieme agli altri componenti del Comitato di Quartiere, negli ultimi sei anni abbiamo messo in evidenza alle autorità competenti con costanza e dedizione, ma con risultati non certo ottimali. Piccoli passi avanti sono stati fatti nella gestione dell’acqua, per la quale bisogna ancora fare tanto, ma non siamo più al tempo in cui ci mancava per mesi interi; la strada San Sperato-Mosorrofa finalmente, dopo 45 anni, è stata asfaltata, non completamente, con macroscopici difetti di qualità e senza un intervento serio sui guardrail, ma è stata fatta; l’illuminazione pubblica sta entrando a regime con tutte le lampadine a LED, ma c’è ancora tanto da fare, soprattutto nell’illuminazione di Piazza San Demetrio e di altri angoli bui; non si è ottenuto niente su spazi culturali e ricreativi per ragazzi, giovani e adulti, sull’abbattimento delle barriere architettoniche, soprattutto per la scalinata della chiesa, niente per le discariche abusive e il decoro pubblico, e nulla per la delegazione municipale e il cimitero. Queste candidature volevano darci una possibilità di continuare a lottare per il bene comune del paese da dentro le istituzioni, per cercare di essere più incisivi.
Il voto espresso nelle sezioni di Mosorrofa ha decretato una netta disaffezione verso il voto per il bene pubblico e una chiara tendenza a premiare aspettative personali e interessi privati, tant’è che moltissime sono state le preferenze accordate ai più svariati soggetti che, per Mosorrofa e Sala di Mosorrofa, non hanno mai speso nemmeno una parola né compiuto un intervento.
In totale ho ricevuto 203 consensi: 127 nelle 3 sezioni di Mosorrofa e 76 in altre 43 sezioni dislocate nell’intero territorio reggino. Ho ricevuto tante telefonate di congratulazioni per il buon risultato ottenuto, il secondo nella mia lista, a pochi voti dalla prima e a pochi voti dal raggiungere il quorum di coalizione e conquistare un seggio che ci avrebbe collocati in Consiglio comunale. Sento il desiderio e la necessità di ringraziare tutti quelli che hanno creduto al progetto e hanno accordato a me e a Giada le loro preferenze. Purtuttavia, sento l’obbligo morale di non considerarmi soddisfatto dei risultati ottenuti. Siamo arrivati proprio a un passo dal raggiungere l’obiettivo per cui abbiamo tanto lavorato. 127 voti su 1530 votanti sono davvero pochi: me ne aspettavo molti di più. Diversi sono i motivi per cui ci si è fermati a un passo dal traguardo: dai tanti candidati mosorrofani, ((8) e di Sala di Mosorrofa (4), che insieme comunque hanno raccolto solamente circa 500 voti, all’enorme mole di consensi donati alla legione straniera, ai “conquistatori reggini” che, una volta ogni 5 anni, si fanno vedere e sentire a queste latitudini e che, in totale, hanno raggiunto circa il migliaio. La mia analisi e la mia tristezza personale nascono dall’aver compreso che molti sono stati quelli che mi hanno detto “ti voto” e poi non l’hanno fatto; tanti di questi erano anche parenti, che non mi hanno votato perché evidentemente non credevano in me e non ritenevano giusto votarmi solo perché parente. Altri, tanti di quelli che per sei anni continuavano a ripetere “qualcuno si deve candidare, dobbiamo poter dire la nostra da dentro quelle stanze”, incontrandomi mi dicevano, i più sinceri: “Ho preso un impegno, non posso fare a meno”, segno di un interesse privato che ha prevalso sul bene pubblico. Un’altra riflessione va fatta su chi si è candidato come portatore d’acqua per avere, o per avere già avuto, in cambio qualcosa. Questo io lo chiamo “voto di scambio”, anche se è difficilmente dimostrabile davanti a un giudice. Ma la riflessione che mi lascia l’amaro in bocca è aver notato che alcuni compagni di avventura del Comitato di Quartiere, che hanno condiviso tutto fino alla candidatura, hanno poi ritenuto giusto non sostenermi, se non addirittura avversarmi, in quest’avventura che pure si era materializzata anche su loro impulso.
Nella Bibbia, in Genesi 18, vi invito a leggere il bellissimo dialogo tra Abramo e Dio relativamente alla distruzione di Sodoma. Il Signore voleva distruggere Sodoma per i suoi peccati e Abramo implorò il Signore di salvare Sodoma anche se ci fossero stati solo dieci giusti. Il Signore, su questa richiesta di Abramo, non distrusse Sodoma. Non vi nascondo che la mia prima reazione all’esito del voto è stata quella di mollare tutto per dedicarmi solo alle mie cose e alla mia famiglia: mia moglie, i miei figli e mia sorella, che in questi anni hanno tante volte sopportato le mie continue assenze per dedicarmi alla cosa pubblica e che ringrazio per il supporto che sempre mi hanno dato e continuano a darmi. Poi ho letto quello che mi ha scritto Nuccia, la moglie di Fabrizio Nicolò: “Non mollare, fallo per chi ti avrebbe votato e non l’ha potuto fare”. Ho letto e riletto tante volte questa frase e il brano della Genesi, e ho capito che devo continuare a lottare per il mio paese e la mia città, che amo e che soffro nel vederli ridotti al lumicino. Non so in che forma, dove e come si concretizzerà questo mio impegno; certamente continuerò il mio percorso cinquantennale nell’Azione Cattolica. Per il resto, affido al Signore, l’unico che non tradisce mai, la mia vita e il mio futuro, con la certezza che sono in buone mani, e quel che verrà, ne sono certo, sarà “cosa buona e giusta”.