Le botteghe di genere di privativa a Mosorrofa nel corso dell' Ottocento
Consultando alcuni documenti archivistici scopriamo che a Mosorrofa, dalla seconda metà dell’Ottocento, ma probabilmente anche prima, era presente un negozio di generi di privativa che smerciava soprattutto sali e tabacchi e il cui prezzo di vendita ai consumatori era stabilito per legge.
Succede però che nel 1867 il titolare del punto di vendita, Giuseppe Nucara, abbandoni volontariamente la sua attività. Non essendoci fino al momento “alcuna provvidenza e qualche nuova istanza”, Antonino Caridi di Pasquale inoltra una richiesta al Comune di Cataforio, in cui chiede di poter rimpiazzare il suo compaesano e avere in concessione il botteghino di generi di privativa.
Il consiglio comunale, presieduto dal Sindaco Gaetano Tripepi, considerando che il paese, da circa un anno ne era sprovvisto e che il Caridi possedeva i requisiti per “mantenerlo benissimo”, ma soprattutto per dare una comodità a quella popolazione, ad unanimità di voti lo nomina “spacciatore privilegiato” di generi di privativa della borgata Mosorrofa. Non sappiamo però come andò l’iter e se effettivamente egli abbia avuto anche per poco tempo la bottega in quanto nel 1871 il problema si presenta nuovamente poiché un altro gestore abbandona l’incarico.
Nel settembre di quell’anno, infatti, riunita la giunta del comune di Cataforio presieduta stavolta dal sindaco Giovanni Martino, attesa la rinunzia del rivenditore Antonino De Stefano nel villaggio Mosorrofa, viene proposto come idoneo a tale carica la persona di Demetrio Mallone fu Antonino. Probabilmente il De Stefano aveva lasciato perché condannato a lire 20 di ammenda ed alle spese di giudizio, in quanto le Guardie Doganali non trovarono nel suo spaccio generi sufficienti al consumo come previsto dal regolamento.
Tra le altre norme che gli esercenti erano tenuti a rispettare c’era il fatto che i prodotti dovevano vendersi così come si ricevevano dai magazzini di rifornimento senza essere alterati mescolandone le qualità. Inoltre la licenza sarebbe stata ritirata al rivenditore che si fosse reso colpevole di contrabbando o di frode nel peso e nel prezzo, o che fosse reiteratamente incorso in contravvenzioni disciplinari.
Nel frattempo, approfittando di questo “vuoto”, a Cataforio era stata autorizzata l’apertura una bottega di privativa. Essendo però che il regolamento prevedeva approssimativamente una rivendita per ogni 2000 abitanti, il prefetto manifesta che “il suo ufficio non può dare causa alla pratica per una seconda perché in opposizione con la legge e che le esuberanti” come quella che stava per essere data in concessione a Mosorrofa, doveva “sopprimersi nelle vacanze”.
E poiché, dalla deliberazione comunale, risultava che quest’ultima era da circa un anno sprovvista del rivenditore, doveva ritenersi quindi soppressa, anche perché la popolazione di tutto il territorio comunale che comprendeva anche Mosorrofa ammontava solo a 2671 anime.
Nella lettera inviata dalla prefettura si asseriva però che, “in caso di speciali circostanze, dalle quali risultasse un preciso bisogno di quella borgata di Mosorrofa, ove fra essa ed il centro principale dell’abitato si frammezzasse non poca distanza per percorrere la quale vi sarebbero ostacoli e gravi disagi agli abitanti”, si poteva fare qualche eccezione.
Il percorso di quasi un’ora tra i due centri, collegati tramite la mulattiera di Ciugna era anche abbastanza disagevole, soprattutto nel periodo invernale a causa di frequenti smottamenti ed è quindi probabile che il consiglio comunale, abbia fatto leva su questa problematica, convincendo così il prefetto ad autorizzare una seconda attività.
Lo dimostra il fatto che nel 1887 gli agenti doganali, ispezionando la rivendita di Antonino Mallone ubicata a Mosorrofa, la abbiano trovata non provvista a sufficienza di tabacco e di sale comune, mentre nel 1896 la signora Anna Palmisano di Andrea sarà multata per non aver esposto l’insegna all’esterno del suo locale.
Dopo il sisma del 1908, Pietro Cuzzucri fu Giovanni, rivenditore di sale e tabacchi al quale erano stata assegnata una baracca con due vani, uno per la rivendita e l’altro per la famiglia, protesta perché i Reali Carabinieri, essendovi carenza di alloggi per la popolazione, gliene avevano lasciano soltanto uno e quando deciderà, a proprie spese, di costruire una “baracchella”, come deposito, il Genio Civile non ci penserà due volte a farla demolire.