Il Signore della vita, paziente e misericordioso

Mentre nell’A.T. leggiamo di un Dio geloso, che si adira, punisce e castiga fino alla settima generazione tutti coloro che non lo ascoltano, che non sopporta i malvagi e li punisce, nel N.T., il Signore Gesù ci rivela un Dio completamente diverso: indulgente, misericordioso, paziente, mite e umile, buono verso tutti.

La storia delle religioni rivela che la percezione degli uomini verso la divinità è stata inizialmente di paura e anche di terrore, pur suscitando un certo fascino. Nell’esperienza particolare, e per certi versi unica, vissuta dal popolo d’Israele, la presenza di Dio viene avvertita in modo sensibile e perciò più vicina. Nei segni prodigiosi sperimentati durante la sua storia, il popolo d’Israele ha riconosciuta e coltivato l’amicizia con Dio, diventata sempre più intima fino a comprenderla come relazione sponsale, che ebbe la massima espressione nel tempio iniziato da Davide e completato da Salomone, sotto il cui regno si ebbe il periodo più florido.

Questa intimità profonda diviene “alleanza” nella legge che viene stipulata da Dio stesso per un legame di appartenenza: “Tu sarai il mio popolo ed io sarò il tuo Dio”.

In questo legame Dio si  dimostra geloso verso Israele, ogni qualvolta questi disobbedisce alla legge, paragonando questa disobbedienza all’atteggiamento di una sposa infedele.  In questa relazione di amore, Israele ha sempre conservato un grande senso del timore di Dio, come Colui che non lascia impunito chi gli disobbedisce, che si rivela in modo drammatico con l’esperienza della sua deportazione e dell’esilio.

Nel N.T., San Paolo nella lettera ai Galati dice che: “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio nato da donna, nato sotto la legge”. Questa “pienezza” di cui parla Paolo e lo stesso termine “nato da donna” fanno pensare come ad un tempo gravido e ormai maturo, come un grembo che è pronto per dare alla luce qualcuno. È il caso di considerare come Dio, sin dall’inizio, ha fecondato con la sua Parola il tempo che risuonava continuamente sulla terra, giungendo a porre la sua tenda in mezzo al popolo da Lui eletto e crescendo, pur tra le minacce di aborto dovute ai suoi peccati, fino alla sua maturazione, pronto per venire alla luce nella pienezza del tempo.

Nella vicinanza intima e profonda che si ha con Gesù, in Gesù e per Gesù, “Parola fatta carne”, ci è rivelato e fatto conoscere Dio e i misteri del suo Regno, quelle cose che occhio non vide, che mai entrarono nel cuore dell’uomo e che Lui ha preparato per coloro che lo amano. Così chi vede Gesù, vede anche il Padre. Alla luce di Gesù, il timore di Dio non è più vissuto nella paura e nel terrore, ma diviene riverenza filiale nell’ascolto fiducioso. L’ira e la punizione di Dio sono riconosciuti e accolti come richiamo a salvaguardia della vita di ciascuno e di tutti. Basta considerare le parabole del Regno, come del seminatore o quella del Padre misericordioso (figliol prodigo), del grano e della zizzania, per riferirne solo alcune. Chi si pone in ascolto del Figlio di Dio e si fa suo discepolo comprende la pazienza e la bontà misericordiosa del nostro Dio, poiché Egli lo rivela in ogni suo gesto e Parola, dal momento che Lui dice  e fa quanto udito e visto fare dal Padre suo. Il Padre è davvero il Signore della vita, che mediante il Figlio, Parola di vita, viene seminata, e con l’azione dello Spirito, datore di vita, è coltivata, nell’attesa paziente e perseverante che maturi e porti frutto. Dio non potrà mai condannare la vita, né accettare la fine, perciò il Padre pazientò di fronte alla morte del proprio Figlio, perché anche nella morte e dalla morte ci fosse vita. Tutto ciò che Dio permette, anche quando mortifica la vita, Egli lo rende a servizio della vita, mediante la Croce del suo Figlio, così che ogni croce accolta e abbracciata, diviene benedizione per la vita. Procediamo perciò anche noi con pazienza nella sopportazione, con fiducia nella contrarietà, con perseveranza nella stanchezza, sapendo che tutto concorre al bene della vita di coloro che amano Dio.