Il "Decennio francese" a Mosorrofa, tra brigantaggio ed autonomia municipale

Durante il “Decennio francese”, nell’ambito delle riforme amministrative che trasformarono radicalmente il Regno di Napoli ne trasse non poco beneficio anche il piccolo villaggio di Mosorrofa. Un regio decreto di Giuseppe Napoleone, infatti, lo eleverà ad università, ovvero comune autonomo, anche se questa esperienza durerà appena quattro anni. A ricoprire la carica di sindaci erano in genere delle persone che avevano reso dei servigi ai nuovi dominatori o che avevano una discreta e buona istruzione, come nel caso di Antonio M. Romeo, “fornito delle più sane e non poche cognizioni, professore dell’uno e l’altra legge, attivo e di onestà senza pari”. Era definito un “giovane ricco di mente, poiché per il suo attaccamento all’attual Glorioso Governo soffrì l’arresto di più mesi (da parte dei Borbone) nelle carceri della Cittadella e della brigaira di Messina nell’epoca memorabile del 1806, la cui casa è stata bruciata da briganti, e più volte ancora assassinata la sua famiglia”. Risultava inoltre di ottimi costumi e godeva di buona opinione in tutto il Circondario.

Il sindaco era affiancato da una sorta di consiglio comunale chiamato decurionato composto da persone estratte a sorte tra i proprietari che disponevano di una rendita annua non minore di 24 ducati. Il “primo cittadino” sceglieva poi tra di essi una persona che sapesse leggere e scrivere per esercitare le funzioni di segretario che, nel 1808, risultava essere Antonino Iero, nominato dall’allora sindaco Giuseppe Nicolò.

Come sigillo comunale viene adottata l’immagine di San Demetrio a cavallo con la scritta circolare Università di Musorifa, mentre per la sede municipale, che doveva essere una abitazione modesta e dotata di pochi arredi, il cassiere pagava al sig. Paolo Candela ducati 8 “per due terzi di pigione di casa locata dal medesimo a quest’università da maggio a tutto il corrente mese”.

Durante l’intero arco della loro permanenza in Calabria, tra il 1806 ed il 1815, i francesi dovettero però fronteggiare gli attacchi delle bande di briganti, molti di essi assunti a partigiani dei Borbone, a cui, spesso, si univano quanti mal sopportavano le violenze degli occupanti. Erano stati proprio i francesi, scesi in Italia Meridionale già nel 1799, ad adottare per primi il termine briganti per indicare coloro che ad essi si opponevano.

Una testimonianza di quel periodo nel nostro piccolo paese, rimangono i biglietti, conservati nei conti comunali dell’Archivio di Stato di Reggio. Quando infatti in quel frangente gli amministratori mosorofani erano costretti a fornire gli alimenti e provviste necessarie, i comandanti delle truppe ne rilasciavano debita quietanza firmando i relativi “boni”.

Spesso la “Guardia Civica” affiancava questi soldati venuti d’Oltralpe, nella caccia ai briganti, spingendosi ripetutamente nelle campagne del paese o nei boschi vicini.

Si trattava di corpi composti da cittadini locali che avevano compiti di mantenimento dell'ordine pubblico sotto il comando di ufficiali nominati dal governo, il più delle volte appartenenti alla borghesia locale.

Il 20 marzo del 1808, il tenente della Guardia Civica di S. Agata rilascia un buono per delle razioni da dare a 17 individui che si erano portati nel comune di Mosorrofa assieme al Governatore a causa di alcuni efferati omicidi. Qualche giorno prima erano stati uccisi a colpi di arma da fuoco Demetrio e Francesco Casile. Il primo al rione Strapunti, il secondo dinanzi alla porta dell’abitazione di Natale Bova.

Nello stesso giorno, il capitano Vincenzo Tripepi firma un altro buono per 68 razioni complete per due giorni, somministrati agli individui della Guardia Civica, rilasciate “da questa università di Mosorrofa” poiché detti individui, assieme al Regio Governatore di S. Agata si erano portati sul luogo per disimpegni fiscali e per “esecuzione di briganti”. 

Il 24 marzo 1808 Santo Monorchio riceve 39 ducati e 90 grana per razioni somministrati a milizie civiche ed a soldati francesi di passaggio; altri ducati 3 e grana 63 invece per aver fornito non specificati utensili ai suddetti.

Il 18 luglio del 1808, l’università di Mesorrafa somministra 58 razioni di viveri e 4 di foraggi (questi ultimi probabilmente per alimentare i cavalli) a 11 guardie civiche, al sergente Giovanni Martino ed al capitano comandante Melacrino, i quali accompagnarono e si fermarono col Governatore di S. Agata per 4 giorni mentre si compilava l’informa contro i 5 carcerati di detta Mesoraca per ordine del Generale Jean-Baptiste Cavaignac. 

Il 7 ottobre del 1808 sempre per incarico avuto dal Generale francese, 7 individui ed un sergente della Guardia Civica di S. Agata in Cataforio, essendosi portati sul luogo col sig. Governatore ed il tenente D. Antonino Sarlo e il sig. colonnello D. Carlo Plutino, ricevono otto razioni somministrate dal comune di Mosorrofa.

Il 20 ottobre del 1808 vengono pagati a D. Orazio Sergonà ducati 15 per aver fatto il maestro da maggio a tutto ottobre e ducati uno per la casa della scuola; più alla Sig. Grazia, sua sorella ducati 7 e grana 50 per aver fatto la maestra delle fanciulle sempre nello stesso periodo e ducati 1 per la casa di essa scuola; “giacche a men di 2 in novembre se n’andarono in Reggio per timore di briganti”.

I due insegnanti ritorneranno in paese a ricoprire la loro carica solo nel 1810 quando il generale Manhes inviato in Calabria da Murat per distruggere le bande locali sradicherà quasi completamente il brigantaggio in tutta la regione.

La maestra viene definita “signora d’irreprensibili costumi, di molta abilità, fregiata di tutte quelle virtù che accompagnar devono la carica suddetta”, mentre il fratello “giovane di ottima morale ed intemerata condotta assuefatto in questo esercizio”.

Con l’avvento dei Napoleonidi, il problema dell’istruzione primaria venne affrontato con decisione obbligando ogni centro abitato a mantenere un maestro per l’istruzione elementare dei fanciulli e designare una maestra per far apprendere assieme alle “arti donnesche” anche il leggere, lo scrivere e la numerica alle fanciulle.

L’ 8 novembre del 1808 dal Generale Lavagn è ordinato al capitano del Circondario di fornire 10 uomini della Guardia Civica, comandati da un sergente per unirsi con le truppe francesi al fine di “seguitare gli briganti che sono nelle montagne vicine”.

Il comandante delle truppe francesi si firmava R. D’ Hauterache

Il 9 novembre del 1808  bono per 11 razioni somministrate da questa università di Mosorrofa a 10 civili ed un sergente della guardia civica di S. Agata in Cataforio, quali a richiesta del capitano francese si portarono con lui nelle montagne in traccia di briganti.

12 novembre 1808, Il comandante delle truppe francesi in Mosorofa D. Haulerant dichiara che il sindaco di questo comune gli ha fornito 135 razioni complete di viveri per l’indennità di venti centime (moneta francese dell’epoca in bronzo) accordate ad un soldato.

A volte i soprusi della soldataglia, le vessazioni e gli oltraggi subiti scatenavano spesso risentimento della popolazione alimentando lo spirito antifrancese come quando, ad esempio, il cassiere del comune di Mosorrofa affermava che “I boni non sono in regola, non è colpa del contabile, ma dei militari poco disciplinati che colla bayonetta hanno voluto le razioni e non hanno voluto fare altri boni se non quelli che han presentato”.

Nel 1808 per la condotta medica del dottore fisico Santo Carolei vengono erogati ducati 66 e calli 8, mentre al parroco Filippo Sergonà vengono consegnati altrettanti ducati per 31 paglioni (servivano per i letti) larghi palmi 5 e lunghi palmi 8 pieni di paglia che si consegnano al signor Giovanni Costantino cassiere delle Reali Truppe Francesi in Reggio.

Il 27 dicembre del 1808 si invita il cassiere dell’introito comunale pagare sempre allo stesso sacerdote ducati 6, grana 80 dovuti al medesimo per averli spesi in occasione nella festa del S. Patrono S. Demetrio e nelle feste civili: “e col ricevo del medesimo in piedi gli sarà bonificato tal pagamento nel conto”.

Oltre alle feste religiose i nuovi occupanti avevano imposto anche nei piccoli centri quelle civili, come ad esempio la ricorrenza della nascita di Napoleone.

Dai documenti riportati si evince soprattutto che la presenza di bande armate caratterizzò questo decennio abbastanza travagliato, diventando una vera e propria piaga per il paese, tanto che già nel 1806 il marchese Luigi Sarlo per difendere le sue proprietà a Mosorrofa dovette armare un piccolo esercito personale, mente il già menzionato sindaco Romeo in una lettera all’Intendente, inviata qualche anno dopo, scriveva che il suo comune era stato “desolato più volte dai briganti”.