Festa degli emigrati e degli immigrati - estate 2026

Dall’1 al 3 agosto si è svolta a Mosorrofa la tradizionale “Festa dell’emigrazione”, dedicata a immigrati ed emigrati. Quest’anno si è preferito darle un taglio prettamente culturale, senza rinunciare alla parte musicale e ricreativa. L’intera manifestazione si è tenuta nella parte storica del paese, in via Strapunti, Largo Leotta, nella piazzetta antistante il Salone parrocchiale dedicato al can. A. Caridi, la cui facciata esterna è stata recentemente restaurata e affrescata con murales. Ha coordinato lo svolgimento, Pasquale Andidero, già presidente dell’AC locale e componente del Consiglio pastorale parrocchiale, ideatore e organizzatore delle tre serate, insieme al sac. Domenico Labella, parroco della parrocchia San Demetrio, e ad Antonino Crucitti, presidente dell’AC di Mosorrofa.

Sabato 1° agosto, alle 21, la manifestazione si è aperta con la presentazione del libro di Giuseppe Chirico “Mosorrofa tra Seicento e Settecento - Fonti storiche reggine su un casale di Sant’Agata”.

Ha introdotto l’incontro Demetrio Sorgonà, redattore capo del giornale parrocchiale L’Eco di Mosorrofa, che ha sottolineato alcuni aspetti storico-culturali del libro, un volume ricco di notizie sulla storia e sulla vita di Mosorrofa.

Il libro è stato presentato da Orlando Sorgonà, docente, esperto di storia locale e socio della Deputazione di Storia Patria della Calabria, che ha dialogato con l’autore. Nella sua presentazione, il prof. Sorgonà si è soffermato su alcuni episodi avvenuti in quel periodo storico, mettendo in luce la ricchezza e la cultura presenti nel borgo, pur trattandosi di una popolazione, all’epoca, prevalentemente contadina.

Il prof. Giuseppe Chirico, docente, genealogista, socio della Deputazione di Storia Patria della Calabria e autore di diverse pubblicazioni sulla storia locale calabrese, ha raccontato la genesi dell’opera e le difficoltà incontrate nel reperire le fonti. Si è trattato di un lavoro meticoloso e importante, durante il quale ha anche scoperto di avere antenati mosorrofani. Ha concluso l’intervento citando cognomi, alcuni ormai scomparsi, che testimoniano l’evoluzione della popolazione del paese fino ai nostri giorni.

Domenica 2 agosto, sempre alle 21, alla presenza di un folto pubblico, è stato presentato il “Progetto Nuovo Cinema Pristipino”. Su iniziativa di Pasquale Andidero, referente del progetto, l’Azione Cattolica e la Parrocchia, in collaborazione con gli eredi della famiglia Pristipino, hanno redatto un progetto di riqualificazione dell’antico Cinema Piazza Croce, presentato al XX Concorso nazionale di progettazione sociale promosso dal MLAC (Movimento Lavoratori di Azione Cattolica) in collaborazione con Caritas, Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e Progetto Policoro. Partner del progetto sono la Multisala Lumière, il Liceo “Campanella-Preti-Frangipane”, il Conservatorio “Francesco Cilea”, l’Azione Cattolica della diocesi di Reggio Calabria-Bova, la Mediterranea Production e il Comitato di Quartiere. All’inizio della serata è stato proiettato un video, sulla storia del cinema Pristipino che richiamava un’epoca ancora viva nei cuori e nelle menti dei mosorrofani. Alla presentazione, era presente una nutrita rappresentanza della famiglia Pristipino. Antonia figlia di Onofrio Pristipino e nipote di Giuseppe (che avviò il cinema nel 1954) è intervenuta visibilmente emozionata, alla fine della serata ringraziando per l’iniziativa e raccontando alcuni episodi avvenuti nella sala cinematografica.  Anche Francesco Prestipino, figlio di Onofrio, impossibilitato a partecipare ha voluto essere presente, attraverso questa breve lettera: “Anche se per ragioni di lavoro non posso essere fisicamente qui con voi questa sera, voglio comunque essere presente con queste righe. Vivo ormai da tempo lontano da Mosorrofa, ma è sempre vivo in me il ricordo del mio paese natio. I ricordi che mi accompagnano sono di quelli belli, che tornano alla mente, emozionano e si raccontano ai figli. Ricordo i vicoli, i profumi e la gente buona, che con ogni gesto e con ogni parola insegnava la bellezza di vivere in comunità. Il cinema Pristipino fa parte dei miei ricordi più belli, quando aspettavo che arrivassero il mercoledì, il sabato e la domenica, i giorni delle proiezioni. Ma le scene più belle non si osservavano all’interno della pellicola, bensì in sala, in biglietteria o in piazzetta, dove la gente socializzava, rideva, discuteva della vita quotidiana, a volte, anche animatamente. Persone con cui fare un film, personaggi da premio Oscar.”

Su quel periodo, che va dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni ’80, hanno relazionato il prof. Paolo Cutrupi, studioso locale, con un intervento dal titolo “Mosorrofa dal dopoguerra agli anni ’80”, e il prof. Orlando Sorgonà, uno dei più autorevoli storici locali della vallata del Sant’Agata, che ha trattato il tema “Quando i mosorrofani incontrarono la Settima arte: la storia del cinema di Piazza Croce nella seconda metà del Novecento”. Due interventi che meriterebbero di essere pubblicati integralmente. Nel suo racconto, il prof. Cutrupi ha messo in luce la ricchezza e la vitalità di un paese caratterizzato da forti personalità, capaci di favorirne un progresso civile e sociopolitico che portò   Mosorrofa a diventare punto di riferimento dell’intera vallata del Sant’Agata. Il prof. Sorgonà si è soffermato soprattutto sullo sviluppo sociale che il cinema avviato dai Pristipino ha portato al paese e su come abbia inciso positivamente sulla crescita culturale delle giovani generazioni.

La serata è proseguita con musiche degli anni ’60-’80. Ha allietato la serata. Il gruppo NN Senza Nome, formato da musicisti e cantanti locali che, ormai per tradizione, si riuniscono per questo manifestazione.

A chiudere la” tre giorni”, lunedì sera, la presentazione del libro “Tra il mare e la montagna non c’è confine”, opera prima dell’ing. Stefano De Luca. Si tratta di un romanzo, con numerosi accenni autobiografici, ambientato nel periodo della cosiddetta Primavera di Reggio, guidata dall’indimenticato Sindaco Italo Falcomatà. L’autore, in quel periodo assessore ai Lavori pubblici, sottolinea nel testo, tra le altre cose, il desiderio e la determinazione di rimanere nella propria terra d’origine. Ha introdotto i lavori Pasquale Andidero, che nel periodo in cui è ambientato il libro era combattuto tra la necessità di partire e il desiderio di restare. Pregevole la presentazione del libro a cura del dott. Demetrio Pellicanò, già assessore alla Cultura con la giunta Reale e poi alle Finanze all’epoca di Italo Falcomatà, che ha impreziosito gli accenni agli episodi del romanzo con richiami alla politica e alla cultura del tempo, a lui molto noti anche per esperienza personale.

L’ingegnere Stefano De Luca, assessore ai Lavori pubblici tra il 1997 e il 1998 con la giunta Falcomatà e successivamente richiamato, dal 2000 al 2002, come responsabile unico del procedimento delle opere del “Decreto Reggio”, ha raccontato le motivazioni che lo hanno portato a scrivere questo romanzo e ha messo in evidenza alcuni passaggi salienti del testo. Un libro ben scritto, che si legge tutto d’un fiato, nel quale il sapiente intreccio tra romanzo e realtà mette in luce che “Tra il mare e la montagna non c’è confine. Ci sono solo uomini che scelgono da che parte stare”.

 In questi tre giorni il filo conduttore è stato, il tema della “restanza”, l’eterno dilemma tra “partire e restare” con la possibilità di far conoscere a un pubblico più vasto, un passato ricco di storia e cultura, potenziali leve di sviluppo del nostro territorio.  La festa si è chiusa con un invito a restare per chi a Mosorrofa è nato o ci è arrivato come migrante (LA RESTANZA) e con l’invito a tornare per chi è stato costretto a partire o aveva scelto di seguire strade lontane spesso per mancanza di prospettive nella propria terra.