E' vera democrazia?

Reggio Calabria ha votato per il rinnovo del Consiglio Comunale. Per 32 posti, erano in lizza ben 20 liste, circa 640 partecipanti a supporto dei 4 candidati alla carica di Sindaco. 362 nelle 11 liste a supporto di Cannizzaro, 190 nelle 6 con Battaglia, 60 in due gruppi con Lamberti Castronuovo e 32 al seguito di Pazzano. Mi chiedo: la corsa di questi corridori alla caccia delle 32 posizioni è stata un alto segno di partecipazione? Come si sposa con l’astensionismo galoppante che ormai è diventato il partito principale e maggioritario?

Vorrei proporre una mia riflessione in merito.  Quanti tra i 640 partecipanti aspiravano realmente a terminare la corsa tra i primi 32?

Se analizziamo bene le liste, ci accorgiamo che vi sono stati pochi veri corridori e molti “portatori d’acqua”. Tra questi ci sono varie figure. Nella migliore delle ipotesi, vi sono quelle persone (una minoranza) che credono a delle ideologie, ammesso che ancora esistano, o in quel candidato, e, pur coscienti che non potranno raggiungere l’obiettivo, si spendono per gli altri, per la propria parte. Questi si potrebbero assimilare ai gregari delle corse ciclistiche che si spendono per il loro leader. Poi, e qui cominciano le dolenti note, vi sono tutti quelli, la maggior parte, che hanno avuto dei favori o hanno ricevuto delle promesse e vengono letteralmente obbligati a candidarsi per portare anche una minima quantità d’acqua a quel mulino. È un impegno, questo, non per il bene comune, ma per il tornaconto personale e, anche se dal punto di vista legale non si può ascrivere al voto di scambio, nella sostanza questo è. In questi casi si raschiano i barili delle parentele; le frasi di circostanza abbondano: “non posso fare a meno”, “sono impegnato” e così quello che dovrebbe essere un atto di democrazia, di libertà, diventa una costrizione, una schiavitù.

Il sistema dei portatori d’acqua niente ha a che vedere con la politica come “la più alta forma di carità”, come intesa da La Pira e De Gasperi (per citarne solo due), ma diventa espressione del bieco perseguimento dell’interesse personale; parlare di alta partecipazione democratica alla competizione diventa, in tal caso, solo un eufemismo. Qui al Sud, e in particolare a Reggio Calabria, il bisogno, lo stato di necessità, la povertà diffusa, il desiderio legittimo, per molti giovani che emigrano, di ritornare nei paesi d’origine vengono spesso assecondati in maniera sbagliata dalle famiglie, producendo un asservimento al politico di turno, il quale, lungi dall’essere un samaritano, ti porge la mano per chiederti il centuplo, e in questo centuplo ci sarà sicuramente il tornaconto elettorale.

In questo contesto, sorge spontanea una domanda: le elezioni del Consiglio Comunale, condizionate non dalla qualità dei candidati ma dalla quantità di essi, costituiscono un esercizio di vera democrazia? Ha vinto, legittimamente, Francesco Cannizzaro; ma è colui che ha avuto la squadra qualitativamente migliore o ha avuto più portatori d’acqua? Questo fenomeno, tra l’altro, alimenta, come un cane che si morde la coda, il sistema clientelare e il voto di scambio. Di conseguenza, quando si amministrerà, si amministrerà per il bene comune o per creare consenso per la prossima tornata elettorale? Da questo sistema, purtroppo, è difficile uscirne. Testimonianza lampante di questo sono tutti i “passaggi di casacca” a ridosso delle elezioni per trovare un posto al sole, consapevoli che i propri portatori d’acqua li seguiranno comunque, incuranti del porto verso cui si dirige la nave. È democrazia questa? NO, io dico di no. Nel mio paese, Mosorrofa e Sala di Mosorrofa, dopo anni d’impegno del Comitato di Quartiere al servizio della comunità, improvvisamente sono sorte undici candidature per il Comune. Solo 2 di esse erano indicate dal Comitato di Quartiere. L’invito pubblico a discernere su chi veramente si volesse spendere per il bene comune, guardando non alle promesse, ma alle lotte per il territorio fatte negli ultimi anni, è stato vano. Si è verificata una totale dispersione di voti che, pur assegnando ai due candidati proposti dal Comitato di Quartiere il primo e il terzo posto con 127 e 107 preferenze, non ha consentito agli stessi, per pochi voti, di entrare in Consiglio Comunale. Su 1530 votanti, 613 voti sono andati ai locali e 917 alla “legione straniera”. Per la Circoscrizione, dove “il listone unico” non ha di fatto consentito la dispersione dei voti, i candidati proposti dal Comitato, Angelo Suraci e Patrizia Giordano, sono stati eletti entrambi con oltre settecento preferenze e, pur dall’opposizione, potranno dare un contributo al territorio. Meditate gente, meditate.