Chiamati al martirio: la lotta spirituale di ogni cristiano

Il cristiano, in quanto testimone, è divenuto capace d’intendere la Parola di Dio nell’ascolto e nell’accoglienza e capace di volere, con l’impegno di tutta la sua vita che diviene missione nel mondo e annuncio a tutti. Con il sacramento della Cresima, infatti, ogni cristiano diviene testimone del Signore e la sua vita è un martirio, perché volta a vivere nella sequela del suo Maestro e Signore.

Cristo Gesù cammin facendo e, passo dopo passo, deve sostenere un continuo combattimento contro lo spirito del mondo che ognuno porta in sé e che è contrario allo Spirito di Cristo: è lo spirito dell’uomo “vecchio”, generato in noi dal padre Adamo ribelle a Dio. D’altro canto il cristiano, innestato in Cristo nel Battesimo, riceve lo Spirito di Dio per essere uomo nuovo nell’ascolto di ogni sua parola, nell’abbandono fiducioso ad ogni sua mozione, per lasciarsi condurre come figlio verso il Padre.

Per questo il cristiano conduce dentro sé questa lotta che comporta sconfitte e lacerazioni, ora col prevalere di uno spirito ora dell’altro, per la fatica di comprendere i pensieri di Dio che non sono i nostri, e di andare per le sue vie che sono contrarie alle nostre vie.

Egli continuerà a sperimentare la tentazione di ribellarsi a Dio, potendo contare sulle uniche armi che riceve in dono: l’arma della fede che gli permette di rimanere nella disponibilità all’ascolto di Dio, l’arma della speranza che dona la forza di proseguire anche per vie che appaiono senza uscita, quella, infine, dell’amore che tutto sopporta ed in tutto è paziente.

Questa lotta comporta sacrifici “mortali”, perché richiede il morire dell’io che vuole essere criterio assoluto, sia a livello interiore, con l’orgoglio che è consapevolezza del proprio valore e dei propri meriti, sia con la superbia con cui l’io si volge all’esterno, con atteggiamenti altezzosi, di arroganza e disprezzo verso il prossimo.

Questo desiderio smodato (= concupiscenza) ereditato dal peccato, San Giovanni (1Gv 2,16) lo divide in tre tipi: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita.

Il cristiano, nel condurre questa battaglia contro lo spirito del male, non è lasciato solo, e sapendo di essere dalla parte di Gesù che ha sconfitto il male e la morte e che riversa su di lui la forza vitale della sua risurrezione, pur trovandosi di fronte ad un esercito, non teme, e se contro di lui divampa la battaglia, anche allora nutre fiducia.

È la forza dello Spirito che ci rende partecipi della sofferenza di Cristo per farci partecipi della sua gloria. Per questo, confidando nell’azione dello Spirito, aspiriamo ad avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù che, pur essendo Dio, svuotò sé stesso assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini, ubbidiente fino alla morte di croce.

Nel nostro andare procediamo annunciando in ogni sacrificio la sua morte, proclamando in ogni sconfitta del bene la sua risurrezione, nell’attesa, in ogni nostra lotta, della sua venuta. Non avremo pace finché non riposeremo in Dio!