"Non c'è nenti"

Quando queste righe andranno in stampa , i tanti ragazzi scesi in Calabria per le vacanze saranno già ritornati ad affollare i centri della pianura padana, della capitale o di altri luoghi del Nord Italia dove hanno trovato un lavoro, nuove opportunità, occasioni di crescita culturale e sociale. Rimpiangeranno per qualche tempo le sagre locali, le assolate spiagge della Costa jonica, lo splendore di Scilla, la montagna di Gambarie. Ricorderanno per qualche giorno le prelibatezze culinarie preparate delle nonne, dalle mamme o dalle zie. I nostri paesi, avviati verso lo spopolamento, torneranno al ritmo lento dei giorni sempre uguali, ai discorsi da bar, al campionato di calcio che ricomincia. Torneremo a lamentarci dei servizi che non funzionano, dell’inefficienza del Governo, della Regione, del Comune. Tuttavia, per molti di noi, l’incivile, quello che mette la macchina in doppia fila per andare al bar, in farmacia o alla bottega di generi alimentari, sarà sempre qualcun altro.  Quelli che sporcano le piazze e le strade, quelli che vandalizzano le panchine pubbliche non siamo certo noi. I ragazzi maleducati, non i nostri, hanno genitori che non li sanno educare.  Se l’autobus resta bloccato in strada quotidianamente e perché mancano i vigili a fare le multe. Se  il periodo estivo è stato carente di iniziative, rimpiangeremo i tempi di una volta, quando gli spettacoli serali o i giochi all’aperto erano tanti e la gente la sera affollava le strade, i locali, la piazza principale.  Se tutto questo accade e sempre colpa di qualcuno. La responsabilità è del parroco,  del comitato di quartiere, delle associazioni che fanno poco o che non esistono, del fatto che non abbiamo conoscenze nei palazzi che contano. Insomma, non c’è nenti, non si faci nenti.

Potremmo replicare che vi sono state diverse serate di cinema all’aperto, iniziative culturali con presentazioni di libri, rievocazioni storiche del vecchio cinema Pristpino e uno spettacolo folk in piazza con la presenza anche di un gruppo slovacco.  De volontari  hanno anche organizzato un karaoke al rione Anzario. Tutto gratis, grazie all’impegno di qualcuno.   A sentire molti, comunque “non c’è nenti”. Certo si può sempre migliorare. Vorremmo però ricordare ,che storicamente, quando si doveva eleggere il Sindaco del Comune di Sant’Agata di Cataforio di cui Mosorrofa faceva parte, i rappresentanti di Mosorrofa che sedevano in Comune erano due e quello di Cataforio uno, ma ad essere eletto era quasi sempre quello di Cataforio. Nel recente passato poi, in un paese che contava circa duemila e trecento abitanti vi sono stati contemporaneamente, due o anche tre squadre di calcio, due gruppi folk, due circoli cacciatori, due gruppi teatrali, due o tre giornalini stampati ecc.. Tutte scelte legittime per carità,  segno di fermenti socio-culturali, ma che forse meriterebbero, da parte di noi tutti, qualche riflessione sul nostro senso di comunità. Un senso di comunità che si va affievolendo anche nei confronti dell’unica festa identitaria che ci è rimasta, la festa patronale di San Demetrio. E se è vero che ormai molti emigrati tornano numerosi più per questa festa che per le ferie estive e la processione della vara del santo richiama ancora tantissima gente, da qualche anno si avvertono segnali di indifferenza.     Il calo di presenze durante la novena e le celebrazioni liturgiche nei giorni della festa, un tempo affollatissime, meriterebbero considerazioni ben più approfondite. Ma vi sono altri segnali da considerare. Uno di questi è il calo progressivo del libero contributo che serve per realizzare le manifestazioni civili della festa. Anche qui, vi è sempre qualcuno che avrebbe soluzioni già pronte. “Bisogna  ritornare a passare a chiedere le offerte casa per casa come si faceva un tempo”, “Si devono  chiedere contributi agli enti pubblici come fanno da altre parti” e via di questo passo.  Posso modestamente affermare che il progressivo calo delle offerte degli ultimi anni non è dovuto al fatto che non si passa a chiedere offerte casa per casa. La decisione di passare solo le buste vuote nelle famiglie, lasciando ciascuno libero di portare o meno le offerte in chiesa, risale ormai ad oltre 25 anni addietro. In quanto al programma civile, se ci riferiamo esclusivamente alle feste patronali, credo che la festa di San Demetrio non abbia nulla da invidiare alla maggior parte dei paesi del circondario reggino. Anzi.  Forse dovremmo prendere esempio dai nostri anziani i quali, pur criticando, spesso legittimamente, l’operato dei parroci e degli organizzatori che si sono succeduti nel tempo (Congrega, Comitato festa, Consiglio pastorale) mai si sono rifiutati, anche i pochi che si dicevano atei, salvo rarissime eccezioni, di contribuire alle manifestazioni della festa.  Se molte famiglie di Mosorrofa e Sala da qualche anno si rifiutano di contribuire alle manifestazioni civili la colpa sarà pure del parroco, del consiglio pastorale, di chi non sa organizzare. Ma chiediamoci, io per primo e ciascuno per la propria parte, se vogliamo ancora continuare ad essere una bella comunità con una forte identità, orgogliosa delle proprie radici culturali e religiose oppure rinunciarvi definitivamente.