Lettera A. Caridi a Presidenza nazionale Ac - 1915

In una ricerca  da me fatta recentemente presso l’Isacem (Istituto per la Storia dell’Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI) per documentare la storia dell’Azione Cattolica di Mosorrofa nata nel 1911, per volere del parroco Caridi, col Circolo giovanile dedicato a Sant’Antonio,  mi sono imbattuto in un documento scritto proprio dal Canonico. Il documento datava 12 settembre 1915 ed era una lettera inviata dal Caridi al Presidente Generale della Gioventù Cattolica Italiana , Commendator Paolo Pericoli.

Come si evince dalla lettera, don A. Caridi, parroco di Mosorrofa, era stato eletto Presidente della nascente Confederazione dei Circoli Giovanili Cattolici, voluta e incoraggiata dall’ Ecc.mo Arcivescovo di Reggio Calabria, Mons. Rinaldo Camillo Rousset. Nell'adunanza del 30 Agosto 1915 presieduta dal Sig. Augusto Ciriaci, Segretario Generale della G. C. I. (Gioventù Cattolica Italiana) venuto espressamente da Roma in sostituzione del Presidente Generale Comm. Pericoli,  la Confederazione è legalmente approvata dal Consiglio Centrale di Roma e per mezzo del voto espresso dai rappresentanti dei Circoli Giovanili, Caridi ne diventa il Presidente.

La lettera, che pubblichiamo integralmente, è stata spedita dall’ufficio postale di Mosorrofa il 21 settembre 1915.

 

Pasquale Andidero

Reggio Calabria 12 settembre 1915

CONFEDERAZIONI CIRCOLI GIOVANILI

                     IN

       REGGIO CALABRIA

 

Giovani a me carissimi,

 

   Bella, mite ed affascinante la divina figura di Gesù ! Sempre: nella preparazione che a Lui fanno i secoli, nei simboli che lo adombrano e lievemente lo delineano, nel Precursore arruffato che appiana il cammino e insegnando aspetta, nella bianca Vergine cui lo Spirito di Dio ingemmò e che accoglie nella purezza il Verbo e gli presta dalle Sue viscere l'umana natura. Sempre: quando vagisce stretto nelle fasce sul presepio e quando spiega nel tempio la profezia misteriosa. Sempre: piegato sul lavoro a Nazareth, benedicendo agli sposi a Capharnam, benefico Iddio risanatore nelle contrade di Palestina. Sempre: o che abbia innanzi a se Maria di Magdala peccatrice, o aspetti ansando al pozzo la donna di Samaria, o guardi Pietro nell'infinito fiele del rimorso, o apra alle dita accertatrici di Tommaso il fulgido costato. Sempre: se visita il buon servo malato del Centurione, se piange alla tomba di Lazzaro, amico suo, o innanzi a Gerusalemme, la gran patria giudaica che ha a disfarsi ora, ora sotto il peso della maledizione imprecatasi. Sempre: se ammaestra ed eleva le turbe, se sospinge, se rimprovera, se consola, se parla, se tace. Sempre: nella passione e nell'agonia, nei tribunali e sulla Croce, nelle umiliazioni e nella gloria, nella vita e nella morte!

   Ma più bella la figura di Gesù mi apparve, o giovani carissimi, quando là nella Palestina, in mezzo ad una turba famelica che si accalcava davanti alla sua Divina persona, Egli chiama, invita anzi la gioventù a raccogliersi intorno a Lui per sentire più da vicino i palpiti del suo amore infinito, per provare le tenerezze che Iddio sa spendere sulle anime ancor candide, ancor pure dell'infanzia. Ricordate quel passo dell'Evangelo le tante volte pronunziato dalle labbra del vostro buon parroco, ed in cui tratteggiato al vivo si parla dell'amore di Gesù verso la gioventù? Credo di sì. Con quelle distinte parole Egli quasi quasi fa obbligo assoluto alla gioventù cristiana di seguirlo, se questa vuol rendersi degna di quel Paradiso, meta e confine delle nostre sincere aspirazioni.

   Voi, giovani carissimi, avete sentito il dolce invito ed in Circoli bene organizzati avete fatto comprendere il bisogno di correre alla Sua sequela mediante la pratica di quei principi cristiani: nei quali siete nati e cresciuti. Vi ammiro splendidi di elette doti, desiderosi di esercitarvi nella palestra di quelle discipline altrettanto nobili, quanto utili, necessarie, benefiche all'umano consorzio, quali sono appunto le discipline sociali.

Ebbene il vostro ingegno vivo ed illuminato, la vostra volontà ferma ed efficace, il vostro amore al dovere vi spinga pure all'opera. Pertanto sappiate che tutta la norma della nostra azione cattolica l'efficacia e la forza per guidare la società a Dio, dobbiamo attingerla dal Papa, il quale è il rappresentante unico e vero di quella chiesa. in cui da 20 secoli vive e regna il Cristianesimo, il cui impero è giovine e fresco come se appena fosse sul cominciare, quel Cristianesimo che ha sempre restituito dalle mani dei suoi nemici i suoi figli a Dio, quel Cristianesimo che è di ieri e di oggi, che vince tutte le età. Ed è per questo che noi siamo obbligati in tutto e per tutto sentire e praticare la parola del Papa, ed in nome del Papa e della Chiesa, combattere contro l'invadente socialismo sull' Italia, contro coloro i quali brancolano fra colpe ed errori, e che smarriti nel deserto di una vita senza ideali, privi di ogni più dolce conforto e d'ogni più cara speranza mostrano tutta la volontà di apparecchiare a questa nostra diletta Patria giorni di desolazione e di lutto. Per tale intento, avete creduto la Confederazione; voluta pure ed incoraggiata dal nostro Ecc.mo Arcivescovo, nell'adunanza del 30 Agosto u. s. presieduta dal pregiatissimo Sig. Augusto Ciriaci, Segretario Generale della G. C. I. venuto espressamente da Roma in sostituzione del Presidente Generale Comm. Pericoli essa venne costituita e legalmente approvata dal Consiglio Centrale di Roma. Della suddetta Confederazione, per mezzo del voto espresso dai vostri rap-presentanti, avete voluto che la    mia modesta persona ne fosse il Presidente.

   Vi ringrazio cordialmente di una manifestazione di affetto che avete voluto dare a chi non vi è maestro nell' azione cattolica, ma semplice compagno.

   Non ambivo una tale carica per niente proporzionata alle mie qualità, e solo il pensiero di poter spendere qualche sacrifizio a vantaggio della mia cara gioventù mi indusse ad accettare, sicuro di trovare in seguito, nelle persone sagge dei vostri Assistenti Ecclesiastici e dei vostri Presidenti che vi diriggono nella palestra sociale la norma e la guida a far sì che il mio lavoro fra i diversi Circoli confederati riesca sempre più fecondo di opere sante e salutari in tutta la Diocesi.

   Bando per ciò, o miei cari, alle ambizioni personali; cor unum et anima una esista in tutti i circoli; azione, preghiera, sacrifizio, il trinomio della G. C. I. sia sempre, come sempre è stato, il nostro programma, il programma dei Circoli calabresi; unico il fine, quello cioè di combattere per la redenzione morale ed economica della nostra Calabria. Avvalorati dalla diurna assistenza di Gesù che in modo particolare ed affettuoso volle chiamare la gioventù alla sua sequela, benedetti dalla mano del Papa, confortati dal Consiglio e dalla parola del Nostro Arcivescovo, ricondurremo come per mano la Calabria nostra, fatta per noi più docile e pia, pia come prima, quanto prima, meglio di prima, al suo posto d'onore là dov'è la sorgente della sua grandezza, dov'è il segreto della sua felicità e della sua gloria; ai piedi del Papa, ai piedi di G. Cristo, il quale è via, verità e vita.

Con questo augurio chiudo la presente lettera mandando un saluto, deferente affettuoso a quanti fin' ora mi furono e mi saranno compagni nell'azione cattolica da svolgersi in mezzo alla gioventù Reggina. Voglia Iddio e la Vergine Consolatrice benedire al nostro lavoro, sì che sempre più fervida si manifesti in mezzo ai giovani la nostra preghiera, più alacre la nostra azione, più gradito il nostro sacrifizio.

 

Parroco Antonino Caridi

Presidente Confederazione Circoli Giovanili

In Reggio Calabria